Questa sera, per rilassarmi in vista dell'esame di Disegno Tecnico Industriale, ho deciso di guardarmi un film divertente, una commedia, qualcosa con cui svagarmi e rilassarmi. E ho scelto Hostel.
L'inizo del film sembra proprio quello di una barzelletta: due americani e un islandese piuttosto sfigati e dotati di marsupio, dopo aver visto Eurotrip vagano per l'Europa a caccia di droghe sintetiche e ragazze facili.
Ritrovatisi ad Amsterdam e strafatti di crack, conoscono un tipo strano che narra loro del paese dei balocchi, Bratislava, dove tutto è possibile. Avendo una cultura infima, i 3 zebedei decidono, ahimè, di partire per la Slovacchia, non prima di avere visto presunte foto porno fatte dal tipo strano in compagnia di stragnocche (presunte) slovacche.
Arrivati all'ostello di Bratislava, che in realtà è la reggia di Versailles (che si trova in Repubblica Ceca, ovviamente), conoscono subito 2 gagliarde che gli si presentano subito innanzi.
Dopo sesso sfrenato e divertimento di bassa lega, dopo poche ore i due americani si accorgono che, ahimè, manca già l'islandese all'appello.
Decisi a continuare a divertirsi con le strabelle di turno, dopo un'iniziale preoccupazione decidono di fregarsene del nordico, e s'imbrescano in una squallida discoteca con musica technocomunista. Uno di loro, il più sfigato, ovviamente, si risveglierà chiuso dentro una macelleria, legato a una sedia, sotto le amorevoli cure di un cinquantenne pazzo furioso, frustrato, e pronto a tutto per fargli vedere quanto è bravo ad usare il bisturi. Dopo uno squallido gioco a cui il sfighè abbocca subito, il pazzo furioso decide di far smettere di soffrire il ragazzetto, già dolorante per le spalle trapanate e le caviglie segate. E questo è solo l'inizio.
L'americano rimasto, il più fico e intelligente di tutti (il suo nome maraglio, Paxton, è tutto un programma) si mette alla ricerca dell'amico, non sapendo che ha già tirato le cuoia ed è pronto per essere macellato e gettato in un crematorio.
Salvatosi perchè rimasto chiuso fuori da un cesso, è deciso a far luce sulla vicenda, e nasando che qualcosa non torna, anzichè darsela a gambe, cerca le due vaiasse slovacche, per farsi portare nel luogo in cui stanno i suoi compagni di brigata.
Visto che insiste, una delle due lo porta in una fabbrica abbandonata, la stessa in cui Ascanio ha girato Real Fighters. Di lì, dopo un non ben precisato scambio di ruoli raffinato ("Puttana, troia!" - "No, la puttana sei tu, visto quanto sono stata pagata per te") viene rinchiuso in una sala operatoria da terzo mondo, e affidato alle amorevoli cure di un altro balordo, che si preoccupa da subito della nazionalità americana dell'amico.
Si scopre che il dottore parla tedesco, ma anche l'americano lo mastica, e per questo gli viene tappata la bocca con un arnese degno di Hannibal. Der Arzt, così lo chiameremo, è però un maestro di paura psicologica, e il nostro eroe statunitense comincia a spruzzare vomito da tutte le parti, rischiando di soffocare, cosa che der Arzt proprio non desidera.
A questo punto toglie la palla di ferro dalla bocca dell'american boy, in modo che possa stracciare più agevolmente. Quindi, prende una motosega, e gli mozza 2 dita. Ma per prendere la rincorsa e farlo secco definitivamente, scivola sulle misere dita americane rimaste per terra, la motosega gli cade addosso, e in un lago di sangue si becca una pallottola in fronte da parte dell'americano che, sanguinante, ha già dimostrato di essere il predestinato a salvarsi il culo.
Ma non è finita qui: il nostro eroe dovrà dare il tutto e per tutto per uscire dalla fortezza in cui è rinchiuso, non prima di avere salvato una japana dal suo aguzzino, e di averle tagliato un occhio, provocando una fuoriscita di liquido giallo dal nervo e liquidando la cosa con un "Cazzo, mi dispiace".
Per ricambiare il favore, dopo una rocambolesca fuga l'asiatica guercia decide di buttarsi sotto un treno, distogliendo l'attenzione degli scagnozzi pelati di turno, che già erano sulle tracce dei fuggiaschi. Il nostro Paxton, per il quale tutti abbiamo fin da subito parteggiato, riesce quindi a salire su un treno diretto in Germania, guarda caso, dove per caso si trova anche il pazzoide che ha trucidato il suo amico sfighè.
Deciso a farsi giustizia, scende con il tedesco in una stazione teutonica in cui ci sono scritte in tedesco con errori grammaticali, e la pubblicità della Coca Cola è in slovacco ( e questo il regista me lo deve spiegare), e lo fredda nel cesso della stazione, non prima di avergli tagliato le dita con un bisturi (ci vuole una bella voglia) e avergli infilato la testa nel cesso, scena di siffrediana memoria.
In conclusione, consiglio questo film a quanti vogliono rilassarsi in vista di un esame, e vogliono divertirsi a spese di Paxton, Josh, e Oli, 3 turisti presi da una barzelletta russa. Ma polacca.
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