lunedì 24 dicembre 2007

Recensione: Duro da Uccidere (Hard to kill), 1990


Avvicinandosi il Natale, è giusto fare un regalo a tutti gli estimatori di cinema impegnato, a persone cioè che dedicano la loro vita a guardare film di alto livello, dove i più alti valori umani sono messi in gioco. E uno di questi film è sicuramente Duro da Uccidere, che ha come protagonista Steven Seagal.
Assieme a lui figurano grandissimi attori di fama mondiale: Branscombe Richmond, già visto più volte come pellerossa imbazzato in Renegade, Zachary Rosencrantz, Charles Boswell, Lou Betty Jr., Nick DeMauro, Nick Corello, Justin DeRosa, James DiStefano, Janet Zappala, Al Goto, e per concludere questo cast spettacolare, Dean Norris, che con Chuck non ha niente a che fare.
Seagal interpreta la parte di un poliziotto dai metodi non convenzionali, che pur guadagnando i suoi 1000 $ mensili si veste da Versace. Gilettino a righe, pantalone nero attillato, camicia con bottoni d'oro, e codino leccato. Lo riconosciamo così, sin dalle prime scene. E' proprio lui, ed è in formissima. Una notte commette il brutto errore di filmare un incontro tra un aspirante senatore americano e dei boss mafiosi, filmando il tutto su una pellicola. Scoperto grazie alla sua goffaggine, scappa a tutta velocità, ma nel tragitto per tornare a casa decide di fermarsi in uno store per comprare un pupazzo a suo figlio, e una bottiglia di champagne per sua moglie. Qui non perde l'occasione per spezzare braccia, piedi, rompere ginocchia e spaccare culi a un branco di tossici che non esita ad ammazzare il gestore dello store, un "povero vecchio", come lo definisce lo stesso Seagal. Nel tornare a casa, compie l'ennesima imprudenza, e telefona a un amico riferendo del suo videotape scottante, non sapendo però che il telefono è sotto controllo dagli scagnozzi del senatore, che nella vita svolgono la professione di poliziotti corrotti.
Arrivato a casa, mette a letto il bimbo, regalandogli un peluche che neanche lui ha pagato data l'improvvisa morte del gestore, gli fa dire un paio di preghiere cristiane (ma Seagal non era buddista?), e si concentra su sua moglie, una donna bionda e bellissima.
Solo sul più bello però, il suo fiuto si mette all'opera, e Seagal fa appena in tempo a voltarsi per vedere la porta di camera sua spalancarsi, sfondata da un commando di tirapiedi del senatore, tra cui svettano Richmond e Boswell, che gli sparano subito un colpo di fucile a pallettoni addosso. Seagal però non demorde, poichè è duro da uccidere, si alza, avanza, e riesce a storcere la mano di Richmond prima di beccarsi un secondo colpo di fucile addosso. Malgrado il suo disperato urlo di disperazione, lo sparo dopo è dedicato tutto a sua moglie, che crepa all'istante. E a quel punto, sanguinante, si becca il terzo pallettone al cuore, che lo finisce. Invece no.
Seagal sopravvive, grazie a un coma profondo di 7 anni. Ma al suo risveglio, gli scagnozzi sono pronti a farlo fuori. Aiutato dall'infermiera che per 7 anni lo ha accudito, e che dopo questo film è diventata sua moglie, Seagal dovrà recuperare le forze e la forma fisica persa durante il coma, aiutato dall'agopuntura, dai suoi scritti in cinese, e dalla meditazione, coniugati a un'attività fisica che prevede l'ascesa di una montagna tutti i giorni. Di corsa, naturalmente.
Al termine del suo training incontrerà il suo fido amico O'Malley, che negli anni precedenti ha messo il figlioletto di Seagal sotto copertura, per salvarlo dalla furia omicida del senatore. O'Malley decide di regalare a Seagal una pistola, e il nostro amico col codino risponde con "Grazie, ne avrò bisogno". Da questo momento, la furia di Seagal sarà incontrollabile, e animato dal ricordo di sua moglie, spargerà vendetta contro quanti gli hanno distrutto la sua bella e felice famiglia. Memorabili le scene in cui ammazza Richmond e Boswell, gli scagnozzi più fidi e tenaci del senatore Trent. Il primo, lo strangola, non prima di avergli girato la mano come 7 anni prima, e in un atto di pietà butta sulla faccia del cadavere un mascherone rituale degli Indiani d'America, dato che lo stesso Richmond è un cherokee. Il secondo invece, morirà con una stecca da biliardo infilata nel collo: Seagal commenta il tutto con "Questo è per mia moglie, ed è anche poco!"
E il senatore? Quello subirà la pena peggiore: verrà messo in gattabuia perchè, a detta di Seagal "la morte è una punizione troppo blanda per te. Un distinto signorino come te in uno sporco penitenziario non si salverà il culetto per molto tempo".
Queste dolci parole vengono pronunciate dal nostro eroe dopo avere infilato di prepotenza la canna del fucile nella bocca del politico corrotto, spaccandogli tutti i denti.
Ho ritrovato con piacere il nostro senatore in un film già recensito: Augusto Rusco. Lì il nostro fa la parte del padre padrone della concubina di Rhys Meyers. Da ciò abbiamo capito che William Sadler, l'attore in carne ed ossa, difficilmente si scosta dai ruoli da lercio.
E poi, lieto fine. Ancora una volta Seagal stupisce in uno dei suoi film più belli. Musiche eccezionali, con chitarra elettrica e tastiera elettronica che sottolineano i momenti più alti di tensione, creando un clima di corruzione e morte che raramente si vede in un film. Memorabile anche la figura di O'Malley, bravissimo nel suo ruolo.
Consiglio a tutti questo film imperdibile, sicuro che le aspettative non potranno rimanere deluse in nessun caso.


Nessun commento:

Posta un commento