Dopo questa seconda e vitale premessa, passiamo alla terza: la storia è in questo caso abbastanza complicata.
Ricky Verona, pseudo cattivone che ha un nome da attore porno, è un sudamericano pelato e con camicia di Gucci che a tradimento inietta un potente veleno nel collo taurino di Cheerios. Costui non è altro che un killer professionista in procinto di andare in pensione a 30 anni, ritirandosi a miglior vita con la sua ochetta Eve, completamente all'oscuro dei loschi traffici in cui il suo fidanzato sguazza. Il veleno in questione che circola nel collo di Giasone è denominato "Cocktail di Beijing", e già questo basterebbe per classificare il film. Tale pozione non fa altro che inibire la produzione di adrenalina, necessaria per non fare fermare il cuore. Di conseguenza, non essendoci antidoto, l'unico modo che Giasone avrà per sopravvivere sarà quello di provare forti emozioni, o in alternativa, di farsi delle più disparate sostanze come un punkabbestia di Via Petroni.
Già al secondo minuto del film lo vediamo comprare 2 grammi di cocaina: la bustina gli viene lanciata con disprezzo da un nero sulla fronte, e lui, sudato e in preda al panico, non manca di stracciarla per il nervosismo, spargendo la preziosa e vitale polverina per terra, e pulendo di conseguenza con le sue narici il lercio pavimento di un retrobottega di un night club aperto alle 2 del pomeriggio, e frequentato da fratelli afroamericani.
Di lì in poi, comincia il delirio totale. Cheerios inizia il suo viaggio in macchina dentro un supermercato alla ricerca di emozioni forti nonchè di vendetta nei confronti di Verona, che auspica che il veleno entri presto in circolo nel corpo possente del suo antagonista. Ma con l'aiuto di un finto medico dai gusti sado-maso, Giasone scoprirà nuove sostanze che lo portano a uno stato di fattanza sempre più alto, in cui tronca braccia con un trinciante, distrugge un mall con la sua macchina, atterrando indenne su una scala mobile, e tiene sotto scacco la polizia locale, incapace di fronteggiare un tossico del suo calibro. Seguiranno scene dalla recitazione imbarazzante, in cui quel pagliaccio di Ricky Verona dimostrerà di essere un cattivello da poco, e che se qualche duro vero (vedi Seagal) fosse in zona, sicuramente riuscirebbe a fargli piantare di tirarsela con la sua pelata da quattro soldi.
Il tutto è naturalmente farcito da orribili battutacce senza capo nè coda, che culminano con una scena di sesso in mezzo a Chinatown ai limiti della decenza, in cui il nostro eroe dagli istinti pedofili riuscirà finalmente a farsi la sua procace fidanzata, che avevamo già scoperto in American Pie essere esibizionista senza alcun ritegno.
Chi volesse vedere la scena di sesso più ridicola della storia del cinema, che non ha rivali neppure tra i film di serie B anni 70, può cliccare qui.
Dopo avere gustato questa scena, così come l'intero film, non posso fare altro che essere d'accordo con Giasone. Grazie a Dio, "I'm alive!!!"
Vitto nn ho parole. Mi stai confondendo un capolavoro alla "Guy Ritchie" con un qualsiasi film cazzaro? Non ne hai colto l'esssssenza? Non hai notato la magistrale regia? Neveldine&Taylor riescono a trasmetterci la frenesia del dramma vissuto dal protagonista, condendo il film con tarantiniana ironia e con quel "pizzico" di iperviolenza gratuita che nn guasta mai! Mettius
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