sabato 9 febbraio 2008

Recensione: Sogni e delitti (2008)

Questa volta a scrivere una recensione è l'amico Mario. Facciamogli i complimenti per lo stile narrativo e la serietà con cui ha affrontato la stesura dell'opera.


Seguendo l'orma di Match point e di Scoop, Allen torna nella Londra fumosa che tanto ama, la capitale europea degli affari, che preferisce agli scenari delle metropoli statunitensi più adatti ad action o mafia movies.Il cast è per il 90% delle scene basato sul binomio Colin Farrell e Ewan Mc Gregor. I due sono due fratelli della piccola borghesia inglese. Farrell gestisce un'officina di auto, possibilmente d'epoca; Mc Gregor aiuta il padre nella gestione di un ristorante che sta colando a picco e da cui vorrebbe andarsene per investire i pochi risparmi in una partecipazione alla costruzione di hotel in california. E' il borghesuolo sognatore, a volte cinico ma di buon cuore, che ambisce a cicce della chioma fluente, dall'aspetto molto poco inglese, magari attrici, ma che certo ambiscono a tasche più piene delle sue; essendone consapevole, il buon biondino si fa prestare dal fratello le jaguar d'epoca che i pappa della zona gli portano per rimetterle a lucido. Farrell, peraltro, è un giocatore e uno scommettitore, e partecipa a tavoli di poker per cui già fatica a mettere il blind. E' senza denaro, ma la prima serata vince 30000 pounds ( 45 000 euro). Pochi giorni dopo però ne perde 90 000 e lì inizierà a sentirsi gli strozzini alle calcagna. Chiede i risparmi al fratello, che gli da un po' dei suoi risparmi rimpinguati dai furti che effettua al ristorante del padre. I due sono alla frutta: Mc Gregor deve mantenere uno standard di vita elevato per se e la sua nuova fiamma, una patatina mora niente male, che lo crede un pezzo grosso dell'edilizia mentre Farrell non sa come pagare i suoi debiti di gioco. Ma la bazza è in vista. Il loro zio materno, un chirurgo estetico che ha fatto fortuna in California e ogni tanto manda una busta di mancia alla loro famiglia, arriva in città. Appartatisi dopo pranzo, i due fratelli si rivolgono allo zietto per ricevere sostegno economico. Uno per i suoi sogni di grandezza, l'altro per ripagare gli strozzini. Il chirirgo si dimostra disponibile, ma a una condizione: ripagarlo con un favore molto più personale, pericoloso e immorale...
Allen con questo film è decisamente uscito allo scoperto, abbandonando gli aspetti più commerciali di Match Point: non vediamo più la Londra tutta lustrini, champagne e tennis clubs, ma i normali quartieri residenziali della city; inoltre il regista riesce a svincolarsi dall'idea della gnocca ispiratrice e protagonista (Scarlett Johansson), mettendo l'amore e le donne in secondo piano rispetto ai soldi, che sono la vera tentazione nel film. Gli attori si muovono bene; Farrell è l'ideale interprete di un meccanico timido, bevitore e ingenuo; Mc Gregor non ha una gran mimica facciale, ma il personaggio, raziocinante e british, non lo richiede più di tanto. La pellicola mostra i soliti riferimenti teatrali di Allen: le ambientazioni sono poche e le scene concentrate sui dialoghi dei protagonisti. Imperdibile qualche battuta di humour nero e qualche incontro equivoco, che trasudano la personalità di Allen a vista d'occhio. Il film non ha a che fare col fato o con la programmazione del delitto perfetto, tanto meno con indagini poliziesche. E' semplicemente un breve e neanche tanto intellettuale racconto del peccato per eccellenza, visto in chiave quasi biblica, ebraica, ma mai scivolante nel manicheismo puritano dei thriller d'oltre oceano. Male e bene non sono mai stati acerrimi nemici, e questo l'ironia di Allen lo fa capire. Semmai sono stati due categorie che hanno tormentato l'uomo nell'assegnare una connotazione morale alle proprie azioni, specialmente prima di compierle. Dopodicchè la verità si offusca, le menti pure, come i vincoli di sangue e il senso della propria esistenza. Da vedere.

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