Per festeggiare l'inizio del nuovo trimestre universitario ho voluto concedermi un capolavoro del genere horror splatter amatoriale, che ha i suoi più grandi estimatori in tedeschi neonazisti e americani pazzoidi con habitat nel deserto dello Utah.
Andreas Schnaas è il regista di questo capolavoro assoluto, girato all'età di 23 anni ad Amburgo, città che bene si presta ad un'orrenda e pestilenta invasione di morti viventi.
La storia è fantasiosa e azzeccata: un aereo militare carico di sostanze zombificanti cade nei pressi della famosa Hamburg, irrorando la foresta di questo liquido. Un medico pazzoide col gusto del sangue si impadronisce della pozione e comincia a resuscitare morti, non calcolando però che la pestilenza ben presto si diffonderà, e gli zombie cominceranno a invadere la città, uscendo persino da lampadine, solai, e da scatole dello sciacquone del cesso.
Per 72 minuti il pubblico verrà letteralmente annaffiato di sangue, creato ad hoc da Schnaas con succo di pomodoro, per passare alle varianti più rosate del tema, create grazie al sugo ricotta e noci Barilla. Il regista usa una tecnica non nuova ma efficace per creare lo spruzzo: semplici tubi per annaffiare piante magistralmente nascosti negli stomaci sventrati delle vittime (che li coprono doloranti con i loro arti) vengono tenuti ad alta pressione finchè, sul più bello, le valvole vengono aperte e una fontana di passata Cirio inizia a diffondere condimento in giro, per la gioia degli zombie che, doppiati dallo stesso Schnaas, leccano e risucchiano vogliosi il loro nutrimento rossastro. Budella e cuori di bue, salsicce becere tedesche e condimento a volontà vengono sbattuti contro la telecamera, riuscendo a shoccare anche lo spettatore più smaliziato.
Proprio lo stesso Schnaas doppia la versione inglese del film, dimostrando una poliedricità tale da riuscire a doppiare tutti i personaggi con voci in falsetto, risucchiare e slappare nelle scene di "banchetto", e ululare in prossimità dell'arrivo dei nostri zombie. Questi, a loro volta, sono interpretati da brillanti attori tedeschi molto famosi a livello dei bordelli e dei cabaret da due lire locali.
Il trucco è esemplare: lo strato di cerone bianco dei morti viventi, che copre la faccia ma non le orecchie e il collo, è un chiaro indice di genuinità e di parsimonia nelle scene, girate nella migliore tradizione amatoriale con una telecamera VHS comprata al supermercato.
Memorabile la scena dove il dottore, in procinto di essere divorato dai nostri, sogna di essere sul cesso ad evacuare, e sul più bello si accorge di avere finito la carta igienica. Attuerà una decisione critica, ma intelligente: alzarsi in piedi, tirarsi su i pantaloni, ed uscire dal bagno. Io non ci avrei mai pensato.
La storia è fantasiosa e azzeccata: un aereo militare carico di sostanze zombificanti cade nei pressi della famosa Hamburg, irrorando la foresta di questo liquido. Un medico pazzoide col gusto del sangue si impadronisce della pozione e comincia a resuscitare morti, non calcolando però che la pestilenza ben presto si diffonderà, e gli zombie cominceranno a invadere la città, uscendo persino da lampadine, solai, e da scatole dello sciacquone del cesso.
Per 72 minuti il pubblico verrà letteralmente annaffiato di sangue, creato ad hoc da Schnaas con succo di pomodoro, per passare alle varianti più rosate del tema, create grazie al sugo ricotta e noci Barilla. Il regista usa una tecnica non nuova ma efficace per creare lo spruzzo: semplici tubi per annaffiare piante magistralmente nascosti negli stomaci sventrati delle vittime (che li coprono doloranti con i loro arti) vengono tenuti ad alta pressione finchè, sul più bello, le valvole vengono aperte e una fontana di passata Cirio inizia a diffondere condimento in giro, per la gioia degli zombie che, doppiati dallo stesso Schnaas, leccano e risucchiano vogliosi il loro nutrimento rossastro. Budella e cuori di bue, salsicce becere tedesche e condimento a volontà vengono sbattuti contro la telecamera, riuscendo a shoccare anche lo spettatore più smaliziato.
Proprio lo stesso Schnaas doppia la versione inglese del film, dimostrando una poliedricità tale da riuscire a doppiare tutti i personaggi con voci in falsetto, risucchiare e slappare nelle scene di "banchetto", e ululare in prossimità dell'arrivo dei nostri zombie. Questi, a loro volta, sono interpretati da brillanti attori tedeschi molto famosi a livello dei bordelli e dei cabaret da due lire locali.
Il trucco è esemplare: lo strato di cerone bianco dei morti viventi, che copre la faccia ma non le orecchie e il collo, è un chiaro indice di genuinità e di parsimonia nelle scene, girate nella migliore tradizione amatoriale con una telecamera VHS comprata al supermercato.
Memorabile la scena dove il dottore, in procinto di essere divorato dai nostri, sogna di essere sul cesso ad evacuare, e sul più bello si accorge di avere finito la carta igienica. Attuerà una decisione critica, ma intelligente: alzarsi in piedi, tirarsi su i pantaloni, ed uscire dal bagno. Io non ci avrei mai pensato.
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