giovedì 10 gennaio 2008

Critica: Babel (2006)


Ci risiamo. Dopo quella immensa buffonata di 21 grammi, Inarritu è tornato con il solito film corale. 10 protagonisti sparpagliati per il mondo e legati da un fucile. Più di questo non dirò, visto che se svelassi la trama in realtà arriverei agli ultimi 10 minuti di film.
Copione già visto, rivisto e stravisto, che i tanti abituati a guardare film di mafia e di Tarantino (perchè sono cool) apprezzano e glorificano. Peccato per loro.
La regia del film è ottima, così come gli attori, il trucco, la sceneggiatura. Tutto studiato ed eseguito al meglio. Ma purtroppo ancora una volta il manierismo trionfa, così come la telecamera a spalla, i piagnistei e il dramma imperante.
E' vero, c'è molto di peggio. Ma è grave che la gente da "Quei bravi ragazzi" pensi che questo sia un bel film. Che sia un film, per così dire, impegnato.
Purtroppo non si è ancora capito che i film d'autore sono altri. E fin quando questo non entrerà nella testa delle persone, e soprattutto nelle sale cinematografiche, allora Crash potrà vincere 3 oscar, questa roba sarà "il meglio in circolazione", Muccino sarà il re dei registi italiani, suo fratello scriverà sceneggiature con Verdone, e DeSica a Natale sbancherà i botteghini.
E tutti osanneranno quella cazzata di The Departed, perchè stupisce, perchè è un film che dura 3 ore e gli attori sono bravi. Ma soprattutto perchè qualche pirla, senza neanche averlo visto, ne ha parlato bene. Bleah.

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