"Leon, esattamente che lavoro fai per vivere?" "Le pulizie."
Cominciamo in questo modo a conoscere il ruolo da superprotagonista di Jean Reno, che quando non prende parte a kolossal e a film cazzaroni riesce a interpretare personaggi che lasciano il segno.
Leon è un killer professionista che prende sotto la sua amorevole tutela una giovanissima Natalie Portman, ragazza già allora difficile, con una famiglia sterminata da non ben precisati uomini legati all'antidroga, tra cui svetta un pazzoide che si fa di pillole colorate. E in quanto ad ammazzare la gente Jean Reno non ha nulla da invidiare a nessuno. E' veloce, svelto, sicuro di sè. Farebbe sicuramente coppia con Seagal: uno con la katana, l'altro con il mitragliatore.
Spinta da un'irresistibile voglia di vendetta, la nostra giovane prenderà lezioni di macelleria dal nostro cugino d'otralpe, che le spiegherà ogni trucco del mestiere in cambio di pulizie, compagnia, e bevute di latte insieme.
Ovviamente dovrà fare pratica su persone vive, sparando proiettili pieni di vernice rossa. Interessante ed esaltante è stato per me vedere che una delle sue cavie era proprio Robert LaSarda. Non l'ho citato nella recensione di Duro da Uccidere, ma il nostro Robertino è uno dei punk che ammazzano il povero vecchio dello store dove Seagal esce senza pagare. Seagal lo punisce bastonandolo a dovere, e girandogli il piede a 270°, una delle scene più cruente del film. Anche qui non se la caverà: dopo le sadiche prove coi proiettili finti, Leon penserà di cessare la cacca a spruzzo di Robertino, freddandolo con 2 colpi.
Sono sincero: mi aspettavo molto di più da un film che gli utenti di IMDB hanno collocato come 38° miglior film della storia del cinema, davanti ad Arancia Meccanica e a Le Vite degli altri.
In primis, ci sono tantissime imprecisioni che rendono il film estremamente finto. Tra tutte, Jean Reno non ha certo la faccia da italiano, così come un nome tipico del Belpaese: Leon (Leone, nella sua variante italica).
Poi le figure dei poliziotti corrotti sono assolutamente fumettistiche: emergumeni strafatti di coca e pillole che si comportano in modo assolutamente irrealistico hanno poco a che vedere con i distretti di polizia. Per di più, l'amicizia con la bambina si evolve in modo totalmente irregolare e ambiguo. Sostanzialmente, la psicologia dei personaggi pare l'abbia curata Vittorino Andreoli.
Non so se Besson voleva fare un film apposta esagerato, ma non vedo grossi spunti di riflessione dietro una storia fatta di sparatorie e qualche leggero tocco di violenza (niente a che vedere con Seagal naturalmente).
Deciderò domani se cestinare il film o meno. Intanto, attendo qualche vostro commento.
Cominciamo in questo modo a conoscere il ruolo da superprotagonista di Jean Reno, che quando non prende parte a kolossal e a film cazzaroni riesce a interpretare personaggi che lasciano il segno.
Leon è un killer professionista che prende sotto la sua amorevole tutela una giovanissima Natalie Portman, ragazza già allora difficile, con una famiglia sterminata da non ben precisati uomini legati all'antidroga, tra cui svetta un pazzoide che si fa di pillole colorate. E in quanto ad ammazzare la gente Jean Reno non ha nulla da invidiare a nessuno. E' veloce, svelto, sicuro di sè. Farebbe sicuramente coppia con Seagal: uno con la katana, l'altro con il mitragliatore.
Spinta da un'irresistibile voglia di vendetta, la nostra giovane prenderà lezioni di macelleria dal nostro cugino d'otralpe, che le spiegherà ogni trucco del mestiere in cambio di pulizie, compagnia, e bevute di latte insieme.
Ovviamente dovrà fare pratica su persone vive, sparando proiettili pieni di vernice rossa. Interessante ed esaltante è stato per me vedere che una delle sue cavie era proprio Robert LaSarda. Non l'ho citato nella recensione di Duro da Uccidere, ma il nostro Robertino è uno dei punk che ammazzano il povero vecchio dello store dove Seagal esce senza pagare. Seagal lo punisce bastonandolo a dovere, e girandogli il piede a 270°, una delle scene più cruente del film. Anche qui non se la caverà: dopo le sadiche prove coi proiettili finti, Leon penserà di cessare la cacca a spruzzo di Robertino, freddandolo con 2 colpi.
Sono sincero: mi aspettavo molto di più da un film che gli utenti di IMDB hanno collocato come 38° miglior film della storia del cinema, davanti ad Arancia Meccanica e a Le Vite degli altri.
In primis, ci sono tantissime imprecisioni che rendono il film estremamente finto. Tra tutte, Jean Reno non ha certo la faccia da italiano, così come un nome tipico del Belpaese: Leon (Leone, nella sua variante italica).
Poi le figure dei poliziotti corrotti sono assolutamente fumettistiche: emergumeni strafatti di coca e pillole che si comportano in modo assolutamente irrealistico hanno poco a che vedere con i distretti di polizia. Per di più, l'amicizia con la bambina si evolve in modo totalmente irregolare e ambiguo. Sostanzialmente, la psicologia dei personaggi pare l'abbia curata Vittorino Andreoli.
Non so se Besson voleva fare un film apposta esagerato, ma non vedo grossi spunti di riflessione dietro una storia fatta di sparatorie e qualche leggero tocco di violenza (niente a che vedere con Seagal naturalmente).
Deciderò domani se cestinare il film o meno. Intanto, attendo qualche vostro commento.
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