domenica 8 febbraio 2009

Recensione: Slumdog Millionaire (2008)

Ieri sera ho deciso di ritornare al cinema dopo tanti mesi di assenza dalle sale. E, invogliato dalle critiche positive sentite, ho optato per Slumdog Millionaire, film di Danny Boyle ambientato in un'India spietata e incasinata. E purtroppo, sono rimasto abbastanza deluso.
Il film narra la storia di un ragazzotto stupido (ma sincero) che riesce a rispondere correttamente alle domande del popolare quiz che trasforma la gente in milionari, e si intasca così una somma da capogiro. Ogni domanda del quiz è l'occasione per ripercorrere parti della sua triste e penosa vita, la cui unica luce è chiamata Latika, sua innamorata e promessa sposa dai tempi dell'asilo nido. Il film scorre bene, è piacevole da vedere, e mostra senza pudore alcuni aspetti underground dell'India che in realtà appartengono a quasi tutti i paesi del mondo, Italia compresa. La storia richiama palesemente City of God e suoi derivati diretti, e a mio avviso scarseggia di fantasia, andando a scopiazzare qua e là senza alcun minimo ritegno. Non a caso, la colonna sonora del format "Chi vuol essere milionario" la fa da padrone, assieme ad alcune (orecchiabili) musiche indo-dance.
Il film vorrebbe inoltre essere una storia d'amore. In realtà, sempre a mio modesto parere, la storia d'amore è in secondo piano rispetto alle vicende personali del protagonista Jamel. E l'epilogo è semplicemente scontato, banale, e poco coraggioso.
Il film ha tutta l'aria di un prodotto creato per essere diffuso a livello internazionale, ma purtroppo è un concentrato di "già visto", di luoghi comuni, e di fretta nel mettere insieme i pezzi. Dall'inizio alla fine i numerosi colpi di scena sono prevedibili da chiunque, e non mancano elementi caricaturali su cui probabilmente un audience indiana si mette a ridere. Scontata e boccaccesca anche la scena di andreucciana memoria, già vista e rivista in ambito cinematografico e letterario, in cui il giovane Jamel che cade in una pozza di guano. A giudicare dalle risate in sala e dai commenti della gente, è davvero innegabile che la merda riscuote sempre un grande successo.

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