
In tanti hanno provato ad incentrare film su temi scottanti come il razzismo. Purtroppo, senza riuscirci. Un maldestro e penoso esempio è stato
Crash, che ha vinto pure una sfilza di statuette senza motivo.
Clint Eastwood è a mio avviso oggi il solo a riuscire a confezionare una pellicola in cui oltre alle emozioni forti vi sono messaggi di una complessità e profondità unica nel loro genere. Il nostro ci ha regalato una perla del cinema internazionale, senza badare al conformismo, alle banalità, ai colori rosa pastello. Clint si introduce in una America in continuo divenire, interpretando il ruolo (che da sempre indossa, come la t-shirt verdona) del vecchio razzista legato ai suoi anni di gioventù, del duro tormentato ma dal cuore buono, del personaggio carogna ma profondamente umano.
Gran Torino è la
summa dei film di
Clint, che giunto a 80 anni di età si guarda indietro, raccoglie ciò che ha seminato, e lancia un grande messaggio di uguaglianza e umanità al suo pubblico, che conta tanti, tantissimi giovani che lo stimano per le sue opere originali e coraggiose. Il tutto, irrorato dalla sua famosa ironia, dalle battutine che solo lui sa pronunciare. Il volto tremolante, la fessura che ha da sempre al posto degli occhi, le rughe profonde non alterano la sua personalità forte e carismatica.
Clint è ancora in gamba, anzi, in gambissima. E ci auguriamo che possa regalarci ancora tanti capolavori come questo.
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