In questo periodo di grande scandalo per il nostro Paese, qualcuno riesce a farci sorridere con una parodia divertentissima e ben fatta. Meglio di qualsiasi film in circolazione. Eccola!
mercoledì 2 febbraio 2011
venerdì 6 agosto 2010
Recensione film: L'uomo che verrà (Italia, 2010)
ATTENZIONE: SPOILER. Se non avete ancora visto il film, potreste rovinarvi la sorpresa. Non leggete pertanto le parti in rosso.
In tanti mi avevano consigliato nei mesi passati di guardare L'uomo che verrà, l'ultimo film di Giorgio Diritti che ha trionfato al Festival Internazionale del Film di Roma e ha vinto 3 David di Donatello, tra cui il premio per il miglior film. Questa sera ne ho avuta finalmente l'occasione.
Il film si ispira ai fatti tragici dell'eccidio di Monte Sole, ed è stato girato in buona parte nei boschi del bolognese. Dialoghi in dialetto, peraltro piuttosto ben fatti e mai ridicoli, scene in interno veramente molto ben curate e meditate, storia cruda, come del resto ci si aspettava.
Nonostante ciò, il film non mi ha convinto e non posso certo dire che mi sia piaciuto veramente. Sono moltissimi i motivi che mi spingono a non promuovere questo film, e cercherò di elencarne i più importanti.Primo tra tutti, è la narrazione lenta. Sono consapevole del fatto che non sia facile girare oltre 1 ora e 45 minuti senza raccontare la vita della gente e dare un minimo di inquadramento alla storia, ma a mio avviso si è calcata troppo la mano su questo aspetto. Si potevano tagliare 10 minuti di scene inutili e rendere il tutto più snello e digeribile.
Seconda cosa: l'impressione che ho avuto è che questo film arrivi "tardi". E' tutto un visto e rivisto. Troviamo una bambina come protagonista, peraltro bravissima, ma di film che raccontano la guerra con gli occhi dei bambini ce ne sono già stati e l'impressione che ho avuto è che fosse un mero espediente per cercare la lacrima facile tra il pubblico. L'ufficiale tedesco che si comporta da bestia e poi salva Alba Rohrwacher perchè gli ricorda sua moglie non può che richiamare alla mente Ralph Fiennes in Schindler's List, così come tutti i tedeschi, estremamente stereotipati nei loro sbraiti e nella loro sanguinaria follia.
Terzo punto: ma il finale è un finale? Abbiamo passato quasi due ore del nostro tempo in compagnia di una bambina muta che alla fine apre bocca per cantare una ninna nanna...verrebbe da porsi quella serie di espressioni monosillabiche del tipo "sì...mah...ok...boh...moh". In poche parole è inconcludente, e non riesce neppure a commuovere, se questo era il suo intento. E' di un buonismo tremendo, e non si capisce bene il senso della cosa. La speranza, il futuro, l'uomo che verrà. Sì, ma..?!
Cosa ha di più questo film degli altri film già visti che parlano di eccidi, guerra, e pagine nere della nostra storia? Solo i dialoghi in dialetto bolognese, mi pare. Senza di quelli, sarebbe un film assolutamente "standard".
Ho sentito molti commenti del tipo "a me sono piaciuti molto i dialoghi in dialetto sottotitolati, bella idea". Sì, bella idea, ma non originale in sè. A mio parere questi dialoghi sono stati introdotti apposta per salvare un film che in partenza partiva già con buoni propositi, ma che non sapeva come distinguersi da ciò che è già stato fatto. "La bambina era eccezionale". Sì, vero, ma non basta, se il resto fa acqua.
Ultimo punto: sarà che siamo bombardati di violenza tutti i giorni, sarà che guardo parecchi film in cui il realismo domina, ma alcune scene tragiche erano poco credibili, come solo noi italiani sappiamo fare. Fare un primo piano inoltre su un "morto" che morto in realtà non è, e vedere le palpebre muoversi, è veramente masochistico, dopo che si è curata maniacalmente la scenografia. Oltretutto sarebbe stato opportuno mettere un po' di cerone sul viso, che risultava colorito e assolutamente poco credibile. Diciamo che se c'è un vero punto debole è proprio il trucco, aspetto che in film come questi è fondamentale. Lo ha capito bene Spielberg 17 anni fa, quando ha realizzato il suo capolavoro sbattendoci la violenza in faccia.
Qui non si è osato così tanto, e questo forse è il motivo che mi porta a bocciare il film. Si è preferito puntare tutto sui bambini, sulle note di folklore, e sul "questo funziona sempre" ed è mancato il coraggio di sviluppare una storia svincolata da stereotipi e presunte scene strappalacrime, peraltro malriuscite. Peccato, perché gli attori, le musiche, la regia (salvo qualche "volo d'angelo" con la cinepresa, a mio avviso eccessivo) e tutti gli ingredienti per fare un ottimo lungometraggio c'erano. L'amalgama, però, non è stato sufficientemente compatto.
domenica 18 aprile 2010
Recensione film: Green Zone (2010)
Ieri sera sono tornato al cinema per vedere Green Zone, nuovo film di Paul Greengrass con un super Matt Damon nei panni di un soldato americano che per primo mette in dubbio le fonti dell'intelligence americana riguardo i siti delle famose e fantomatiche armi di distruzione di massa, che si sono rivelate un mero pretesto per poter dichiarare guerra all'Iraq.
Malgrado i buoni propositi, il film non sta in piedi. Parte veloce, prosegue lento per almeno il 35% della durata, poi finisce velocissimo, con vibrazioni forzate senza alcun smorzamento, cosa che ha provocato nei presenti in sala dolore agli occhi, lacrime, e conseguente caduta di lenti a contatto, nel migliore stile di Greengrass.
E' la trama ad essere veramente pallosa, intrisa di falso buonismo e di stereotipi come l'interprete Freddie, che a tratti appare così ridicolo nel doppiaggio da non essere neppure credibile.
Immagino che non sia facile costruire 116 minuti di film su una trama che si poteva spiegare in 30 minuti, ma nulla vieta di cambiare soggetto o quanto meno buttarsi nello splatter peggiore: sono state tante le persone in sala che si sono messe a guardare l'orologio per la noia che si stava creando. Siamo usciti tutti sbadigliando e delusi da un film su cui le aspettative erano molto alte. Per fortuna, mi è costato solo 1 euro grazie a City Deal.
lunedì 5 aprile 2010
Recensione: Gamer (2009)
Brutto perdere tempo a parlare di Gamer, ma come si suol dire, "ci tocca". Quando ho visto che Neveldine & Taylor, alias i due registi più cazzari di Hollywood, erano stati chiamati a dirigere tale capolavoro di idiozia, subito mi sono messo sull'attenti, per essere presente all'anteprima del film. E così ho fatto.
Il nostro eroe di turno è Gerard Butler che, sempre reduce dall'esperienza 300, dalla quale non si è mai ripreso, accetta di essere pilotato nella testa da un ragazzino sbregaz e ricco sfondato, che lo comanda dalla sua cameretta in cui è presente un super schermo virtuale a 360°, per evitare una condanna a morte. Tutto questo avviene in un mondo completamente rincoglionito, in cui dominano le peggiori perversioni che vengono attuate virtualmente da schifosi grassoni unti e ingordi di burro d'arachidi grazie alla geniale invenzione di Ken Castle, che per noi tutti fan dei serial americani è meglio conosciuto come Dexter Morgan. Ovviamente il gioco viene seguito in diretta dalla popolazione di tutto il mondo, divertita a vedere gente che muore e si uccide a vicenda, a causa dell'alto tasso di coca nel il cervello mista a zucchero filato.
Il nostro eroe, tra cervella che saltano per aria, e azione psichedelica allo stato brado, riuscirà ad uscire dal gioco e a farla pagare al suo peggiore aguzzino, responsabile della sua prigionia e della sua condanna a morte, in un tripudio di colori e dialoghi barbini.
Un film semplicemente penoso, da guardare solo se in preda a una crisi esistenziale e imbottiti di Lexotan.
sabato 7 novembre 2009
Recensione film: La Banda Baader-Meinhof (2008)
Non so con quale coraggio la Germania abbia potuto candidare al premio Oscar un film palloso come Der Baader-Meinhof Komplex. Questa sera ho passato 2 ore e 20 minuti aspettando che succedesse qualcosa di nuovo, di mai visto, di originale.
Invece mi sono trovato davanti una Martina Gedeck monoespressione come al solito e parrucca-munita, un paio di corpi nudi qua e là, una recitazione a dir poco penosa, come di peggio non poteva saltare fuori, e per pepare il tutto una serie di effettacci speciali a fare sfondo a scene nonsense. 150 minuti sono bastati per farmi imbestialire e bollare il tempo passato davanti allo schermo come buttato.
La storia la conosciamo tutti. Peccato che quella raccontata nel film avesse pretese di intreccio, che è stato realizzato in modo maldestro, facendo apparire e scomparire personaggi dal niente, senza un perché. Legami non spiegati e non sviluppati. tagli di sceneggiatura qua e là, e deprimenti scene patetiche fanno di questo film qualcosa di veramente intollerabile e indigeribile. Corro a farmi una tisana. Sbloarp.
domenica 28 giugno 2009
Recensione Ristorante: Nuova Osteria del Pilastrino (Pilastrino - Monte San Pietro (Bo))
L'altra sera io e i miei scagnozzi ci siamo recati in questa osteria,al fine di passare una serata tranquilla e di testare la cucina, di cui tanti hanno parlato bene. E non siamo rimasti certo delusi.
Il locale è abbastanza spazioso, con un soffitto con piccole travi a vista in legno. Subito il propietario, peraltro simpatico, ci ha accolti illustrandoci le proposte della serata. Il menu si basa su grandi classici della cucina bolognese con qualche leggera variazione sul tema di tanto in tanto. Personalmente ho optato per delle strette con pancetta e rosmarino (e uno sfondo di cipolla) come primo, e a seguire crescentine e tigelle con affettati.
Le strette, sorta di tagliatelle sottili, erano valide, anche se non mi hanno detto più di tanto come gusto. Il sapore al palato era piuttosto piatto, mancava qualcosa che facesse risaltare la pancetta, coperta dal rosmarino eccessivamente. In ogni caso, un 12,5/20 se lo prendono tranquillamente, ma si poteva fare di più.
Sulle crescentine (17/20) assolutamente nulla da ridire: poco unte, morbide, non si sbriciolavano, davvero eseguite alla perfezione, ricordavano il Morara di qualche anno fa Molto buono anche il prosciutto (15/20), un po' peggio il salame (13/20); lo squacquerone notevole (16/20) e in quantità abbondante. Buone anche le tigelle (13,5/20), con un pesto molto valido, che però viene proposto in forma light (poco lardo, prevalenza di pasta di salsiccia (13,5/20)). Buoni anche i sottaceti, purtroppo solo di 2 tipi: cipolle e carciofini. Sulle cipolle resta imbattibile sempre l'ex Morara, ma anche queste non erano affatto male e si piazzano nella mia personale top 5. I carciofini (13/20) erano poco pepati per i miei gusti, e risultavano leggermente insipidi, ma qui la "colpa" se vogliamo è della ricetta a cui sono abituato quotidianamente.
Come dessert ho optato per una crostata di albicocche fresche (14/20), morbidissima e gustosa, che però è stata portata in quantità, per il mio metro, appena suffiiciente.
PREZZI: I primi variano dai 7 ai 9 Euro, le crescentine con affettati si trovano a 12 Euro, alle carni purtroppo non ho guardato.
NOTE NEGATIVE: Il coperto a 3 Euro, comprensivo di servizio, è risultato a mio avviso eccessivo per un posto in cui la mise en place è scarsina: la tovaglia è inesistente (è fatta a croce, e copre solo l'area del piatto), mentre le mani si trovano a poggiare sul legno del tavolo. Considerando che serve in tavola direttamente il patron e non un cameriere professionista, questo è il caso in cui il coperto ha tutta l'aria di un'odiosa tassa da pagare per arrotondare ulteriormente il conto. Un po' lenta è stata la consegna di un primo all'ultimo dei miei commensali. Si può fare ancora di meglio, per giustificare quel "servizio" in tavola che non mi ha convinto più di tanto.
CONCLUSIONI: Buon locale, situato nel verde, non difficile da raggiungere per chi viene da Bologna, che presenta delle buone potenzialità per diventare un punto di riferimento sul territorio. Alcune cose si possono (e a mio avviso si devono) migliorare, mentre altre raggiungono già livelli piuttosto alti, che sono espressione di una cucina tradizionale e di qualità.
Farò un'altra visita appena capito in zona per testare altre parti del menu. Voi nel frattempo, potete provarlo tranquillamente.
Il locale è abbastanza spazioso, con un soffitto con piccole travi a vista in legno. Subito il propietario, peraltro simpatico, ci ha accolti illustrandoci le proposte della serata. Il menu si basa su grandi classici della cucina bolognese con qualche leggera variazione sul tema di tanto in tanto. Personalmente ho optato per delle strette con pancetta e rosmarino (e uno sfondo di cipolla) come primo, e a seguire crescentine e tigelle con affettati.
Le strette, sorta di tagliatelle sottili, erano valide, anche se non mi hanno detto più di tanto come gusto. Il sapore al palato era piuttosto piatto, mancava qualcosa che facesse risaltare la pancetta, coperta dal rosmarino eccessivamente. In ogni caso, un 12,5/20 se lo prendono tranquillamente, ma si poteva fare di più.
Sulle crescentine (17/20) assolutamente nulla da ridire: poco unte, morbide, non si sbriciolavano, davvero eseguite alla perfezione, ricordavano il Morara di qualche anno fa Molto buono anche il prosciutto (15/20), un po' peggio il salame (13/20); lo squacquerone notevole (16/20) e in quantità abbondante. Buone anche le tigelle (13,5/20), con un pesto molto valido, che però viene proposto in forma light (poco lardo, prevalenza di pasta di salsiccia (13,5/20)). Buoni anche i sottaceti, purtroppo solo di 2 tipi: cipolle e carciofini. Sulle cipolle resta imbattibile sempre l'ex Morara, ma anche queste non erano affatto male e si piazzano nella mia personale top 5. I carciofini (13/20) erano poco pepati per i miei gusti, e risultavano leggermente insipidi, ma qui la "colpa" se vogliamo è della ricetta a cui sono abituato quotidianamente.
Come dessert ho optato per una crostata di albicocche fresche (14/20), morbidissima e gustosa, che però è stata portata in quantità, per il mio metro, appena suffiiciente.
PREZZI: I primi variano dai 7 ai 9 Euro, le crescentine con affettati si trovano a 12 Euro, alle carni purtroppo non ho guardato.
NOTE NEGATIVE: Il coperto a 3 Euro, comprensivo di servizio, è risultato a mio avviso eccessivo per un posto in cui la mise en place è scarsina: la tovaglia è inesistente (è fatta a croce, e copre solo l'area del piatto), mentre le mani si trovano a poggiare sul legno del tavolo. Considerando che serve in tavola direttamente il patron e non un cameriere professionista, questo è il caso in cui il coperto ha tutta l'aria di un'odiosa tassa da pagare per arrotondare ulteriormente il conto. Un po' lenta è stata la consegna di un primo all'ultimo dei miei commensali. Si può fare ancora di meglio, per giustificare quel "servizio" in tavola che non mi ha convinto più di tanto.
CONCLUSIONI: Buon locale, situato nel verde, non difficile da raggiungere per chi viene da Bologna, che presenta delle buone potenzialità per diventare un punto di riferimento sul territorio. Alcune cose si possono (e a mio avviso si devono) migliorare, mentre altre raggiungono già livelli piuttosto alti, che sono espressione di una cucina tradizionale e di qualità.
Farò un'altra visita appena capito in zona per testare altre parti del menu. Voi nel frattempo, potete provarlo tranquillamente.
giovedì 11 giugno 2009
Recensione film: Una notte da leoni (The Hangover, 2009)
Ho avuto modo di vedere questa penosa pellicola stasera in anteprima. Già sapevo cosa avrei avuto davanti, ma su due fronti ero piuttosto dubbioso: il primo era la reazione del pubblico; il secondo era il voto degli utenti di IMDB.com (8,5 come voto, posizione 126 tra i migliori 250 film di sempre, davanti cioè a capolavori come Il Petroliere, Ben Hur, e Il cacciatore).
Purtroppo sono rimasto stupito su ogni fronte. La storia è già vista e rivista: un gruppetto di amici si reca a Las Vegas per festeggiare l'addio al celibato di uno di loro, ma durante la notte di follia succedono cose impreviste. Il giorno dopo, al risveglio, il futuro sposo manca all'appello e i tre "amici miei" dovranno ritrovarlo per portarlo in tempo alle nozze. Il tutto ovviamente, condito di gag e situazioni che per gli sceneggiatori dovrebbero essere nuove ed esilaranti.
Invece purtroppo è tutto già visto, a cominciare dal famoso scherzo della tigre a Leo Gullotta, per poi recarsi ai famosi cinepattoni che racchiudono un mix di pecoreccio e stupidità, fino a toccare anche Tutti pazzi per Mary. Un personaggio coprotagonista strappato a Il grande Lebowski conclude lo scopiazzamento generale, con battute vecchie e scene prevedibili. E invece... invece il pubblico bue comincia a ridere fin dai primi secondi, fin dal momento in cui compare il logo Warner Bros. L'ilarità cresce ad ogni battuta stupida, tant'è che comincio a sospettare che vi siano risate registrate in sala, come succede per Striscia la Notizia. Ma forse no. Il film va avanti e le idiozie aumentano, e la gente ride. E io serissimo. Ho contato solo un paio di battute divertenti (2 di numero) in tutto il film, ma il resto non dovrebbe fare ridere, al massimo fare piangere. C'è inoltre qualche scena violenta che è costata al film una R negli Stati Uniti. Di film di azione od horror ne ho visti e apprezzati tanti, ma questo nella scena delll'incisivo mancato o in quella della pistola elettrica è ai livelli di Hostel come impatto visivo. Fa schifo, fa vomitare. Ma il pubblico ride.
Sul finale, i borazzi presenti in sala hanno pure fatto un accenno di applauso.
Schifato, me ne sono uscito silenzioso, sentendo i commenti "bellissimo", "divertente", "un po' troppo lungo". A me, più che Una notte da leoni, è sembrato Una cagata da elefanti.
Purtroppo sono rimasto stupito su ogni fronte. La storia è già vista e rivista: un gruppetto di amici si reca a Las Vegas per festeggiare l'addio al celibato di uno di loro, ma durante la notte di follia succedono cose impreviste. Il giorno dopo, al risveglio, il futuro sposo manca all'appello e i tre "amici miei" dovranno ritrovarlo per portarlo in tempo alle nozze. Il tutto ovviamente, condito di gag e situazioni che per gli sceneggiatori dovrebbero essere nuove ed esilaranti.
Invece purtroppo è tutto già visto, a cominciare dal famoso scherzo della tigre a Leo Gullotta, per poi recarsi ai famosi cinepattoni che racchiudono un mix di pecoreccio e stupidità, fino a toccare anche Tutti pazzi per Mary. Un personaggio coprotagonista strappato a Il grande Lebowski conclude lo scopiazzamento generale, con battute vecchie e scene prevedibili. E invece... invece il pubblico bue comincia a ridere fin dai primi secondi, fin dal momento in cui compare il logo Warner Bros. L'ilarità cresce ad ogni battuta stupida, tant'è che comincio a sospettare che vi siano risate registrate in sala, come succede per Striscia la Notizia. Ma forse no. Il film va avanti e le idiozie aumentano, e la gente ride. E io serissimo. Ho contato solo un paio di battute divertenti (2 di numero) in tutto il film, ma il resto non dovrebbe fare ridere, al massimo fare piangere. C'è inoltre qualche scena violenta che è costata al film una R negli Stati Uniti. Di film di azione od horror ne ho visti e apprezzati tanti, ma questo nella scena delll'incisivo mancato o in quella della pistola elettrica è ai livelli di Hostel come impatto visivo. Fa schifo, fa vomitare. Ma il pubblico ride.
Sul finale, i borazzi presenti in sala hanno pure fatto un accenno di applauso.
Schifato, me ne sono uscito silenzioso, sentendo i commenti "bellissimo", "divertente", "un po' troppo lungo". A me, più che Una notte da leoni, è sembrato Una cagata da elefanti.
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