Ieri sera sono tornato dopo un mesetto al cinema. E sono andato a colpo sicuro puntando sul nuovo blockbuster della Fox che vede protagonisti il grande Keanu, ancora reduce da Matrix, e Forest Whitaker, che pur ricoprendo un ruolo serio riesce sempre a sparare per contratto le sue solite battutacce a sfondo razzista. Street Kings, alias La notte non aspetta è un film che abbiamo tutti già visto e rivisto in passato. Si chiamava Copland, poi si è chiamato Training Day, poi si è chiamato The Departed. E in mezzo potete metterci buona parte della filmografia di Steven Seagal.
La storia riguarda poliziotti corrotti tra cui svetta Keanu, perennemente alcolizzato di wodka, e malgrado ciò perfetto cecchino in ogni occasione. Sono 10 anni che ha girato Matrix, e ancora ha la stessa faccia da ebete di Neo, parla di mondo reale, e ha sempre bisogno di aprire gli occhi. Questa volta però ad aiutarlo non ci sarà Morpheus, ma Doctor House in persona. Memorabili le frasi con cui Keanu si presenta al grande pubblico. Parlando con un coreano, e scambiandolo per sbaglio per un giapponese, per scusarsi gli dice "hai gli occhi come 2 apostrofi, vesti come un bianco, parli come un nero, e guidi come un ebreo!". Già da qui capiamo chi vota.
Il linguaggio cresce sempre di più per raffinatezza e splendore, spaziando dalle battute su chi muore seduto sul cesso fino all'oramai celebre paragone tra gli sbirri e le erbacce.
Condito dall'umorismo di Whitaker, che sguazza a suo agio nel suo ruolo semiserio di potente, il film riesce a passare abbastanza in fretta, facendo divertire la sala non tanto per i temi trattati, ma per lo sfottò generale che si è venuto a creare tra i tanti appassionati di film d'azione schierati in prima linea.
Più che un film a tratti sembra un videogioco. Una Los Angeles corrotta su cui la notte cala vuole essere uno sfondo per ambientare una storiaccia, ma in realtà non è così. Il regista si limita solo a inquadrare grattacieli e il cielo al tramonto, ma ciò è troppo poco per dare l'impressione che una storia girata negli studios avvenga in mezzo a L.A. Gli effetti speciali sono stati bene usati per ricreare squartamenti e uccisioni particolarmente violente. Non male la scena in cui Reeves arpiona con un amo la bocca del suo collega, e dopo qualche ora gli pianta un'ascia in testa.
Sul finale, già visto almeno in Miami Vice e in Collateral, entrambi di Michael Mann, pensavo di dover dare un giudizio negativo al film. Invece no.
Nei titoli di coda ho visto difatti scorrere il nome di Arnon Milchan, noto produttore del film Trappola in alto mare, premio Oscar del 1992 per la colonna sonora, con interprete Steven Seagal. E data questa presenza storica, il film si becchi un bel 6. E ringrazi.
Il linguaggio cresce sempre di più per raffinatezza e splendore, spaziando dalle battute su chi muore seduto sul cesso fino all'oramai celebre paragone tra gli sbirri e le erbacce.
Condito dall'umorismo di Whitaker, che sguazza a suo agio nel suo ruolo semiserio di potente, il film riesce a passare abbastanza in fretta, facendo divertire la sala non tanto per i temi trattati, ma per lo sfottò generale che si è venuto a creare tra i tanti appassionati di film d'azione schierati in prima linea.
Più che un film a tratti sembra un videogioco. Una Los Angeles corrotta su cui la notte cala vuole essere uno sfondo per ambientare una storiaccia, ma in realtà non è così. Il regista si limita solo a inquadrare grattacieli e il cielo al tramonto, ma ciò è troppo poco per dare l'impressione che una storia girata negli studios avvenga in mezzo a L.A. Gli effetti speciali sono stati bene usati per ricreare squartamenti e uccisioni particolarmente violente. Non male la scena in cui Reeves arpiona con un amo la bocca del suo collega, e dopo qualche ora gli pianta un'ascia in testa.
Sul finale, già visto almeno in Miami Vice e in Collateral, entrambi di Michael Mann, pensavo di dover dare un giudizio negativo al film. Invece no.
Nei titoli di coda ho visto difatti scorrere il nome di Arnon Milchan, noto produttore del film Trappola in alto mare, premio Oscar del 1992 per la colonna sonora, con interprete Steven Seagal. E data questa presenza storica, il film si becchi un bel 6. E ringrazi.

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