sabato 14 giugno 2008

Recensione: eXistenZ (1999)

Per una volta, una recensione seria. Nel 1999, anno in cui Matrix ha sconvolto la vita di tante persone, è uscito questo bellissimo film di David Cronenberg, destinato ad un pubblico maturo, ma non necessariamente adulto. Questo film si chiama ExistenZ, e da poco è entrato a far parte della mia collezione.
Vivendo nell'era della Wii e dell'Ipod, penso di capire ancora meglio un film che forse 10 anni fa mi avrebbe lasciato alquanto perplesso.
Veniamo a noi: In un futuro molto vicino, le forme di intrattenimento per l'uomo si sono evolute. Incrociando creature anfibie mutanti, e sezionandole in modo mirato, le aziende di videogiochi riescono a creare una sorta di cervello biologico che si collega alla spina dorsale di ogni persona per farla vivere dentro il videogioco stesso. Questa orrida protuberanza funziona grazie all'elettricità del corpo umano, e su di essa si possono scaricare i giochi wireless. E giocare in multiplayer (vi ricorda qualcosa?).
Quello che succede poi lo lascio a voi, non sono qui per svelarvi parti fondamentali del film.
ExistenZ appartiene a quel filone fantascientifico sviluppatosi attorno alla fine degli anni 90 di cui anche Gattaca fa parte. Il futuro è visto con una grande ansia, timore, ma sempre con grande lucidità. David Cronenberg in questo film ha saputo tenere alta la tensione, deliziando il pubblico con le sue famose scene di violenza, che saranno forse troppo ardite per gli stomaci di molti.
Memorabile la lunga sequenza al ristorante cinese, vero capolavoro Cronenbergiano. Scene crude e violente per un film che difficilmente non si ricorda negli anni a venire.
Un po' rimpiango questo Cronenberg, perchè quello di oggi è ormai schiavo di Viggo, come avevo già sottolineato qualche mese fa. In ExistenZ Jude Law fa la sua parte da stralunato e ci riesce molto bene, dando un tocco fumettistico indispensabile per la digestione dell'opera 9 anni fa.
L'impressione che ho avuto è stata di trovarmi dentro la bellissima Monkey Island, dove si sfidavano i pirati lanciando loro un guanto (il guanto di sfida, appunto), e dove il gioco, nei pomeriggi che trascorrevo al pc ai tempi delle scuole medie, a volte era più reale della vita stessa. Forse lo era anche per quel deficente della Virginia Tech.

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